"Ricca e pregevole raccolta delle più notevoli pubblicazioni etnografiche", così venne definita la biblioteca etnografica del museo Giuseppe Pitrè dal neo direttore Giuseppe Cocchiara, quando nel 1934, su incarico della pubblica amministrazione, si accingeva a gestire e rilanciare il museo. La collezione di oggetti e libri, raccolti dal Pitrè, aveva avuto il suo battesimo ufficiale, in occasione dell'esposizione nazionale di Palermo del 1891, in cui Pitrè aveva organizzato la mostra etnografica e ne aveva curato un dettagliato catalogo illustrato. Tra gli oggetti d'uso della cultura del popolo siciliano, erano presenti anche libri e opuscoli a tema poetico, favolistico, epico, comico, ecc., oltre ai primi 18 dei 25 volumi della "Biblioteca delle tradizioni popolari Siciliane", primo vero censimento del patrimonio culturale dell'identità del popolo siciliano. A chiusura della mostra, al fine di scongiurarne la dispersione, la collezione fu donata al Comune di Palermo, con l'obiettivo di farne un museo etnografico cittadino. Da quel momento, la nuova istituzione dopo varie vicissitudini passò dal magazzino della scuola Perez, alle più dignitose quattro sale dell'edificio scolastico dell'Assunta in via Maqueda. Dopo la morte del suo fondatore (1916), la vita del museo e della biblioteca risentì pesantemente di un clima politico superficiale e disinteressato, fino al 1934, anno in cui il museo e la biblioteca dalla vecchia sede vengono trasferiti nei prestigiosi locali dipendenti dalla Casina cinese del Marvuglia, in mezzo al verde del Parco della Favorita. L'incarico di completare e sistemare definitivamente l'opera iniziata dal Pitrè venne affidato ad un suo allievo ideale Giuseppe Cocchiara.

Ad oggi la biblioteca etnografica Giuseppe Pitrè, conserva e mette a disposizione dell'utenza un corposo patrimonio di documenti, fondamentali per la conoscenza della cultura materiale e immateriale del popolo siciliano e non solo.