Le mignatte

Dove il salasso con la lancetta non sia possibile, si fa quello delle mignatte o delle scarificazioni.

Le mignatte dette sancisuchi, mignetti (Ficarazzi), sono in gran ribasso nelle grandi città, ma fino a un ventennio addietro costituirono la fortuna di barbieri di tono.

Conservate in mezzo a creta entro tinozze di legno coperte e chiuse da tela tesavi a mo’ di pelle di tamburo, esse sono poste in vendita o date in affitto per mezzo di una insegna dipinta su legno, rappresentante un tunisino che le raccoglie in luoghi argillosi mentre esse in gran numero gli si attaccano ai piedi, alle gambe, ai polpacci, senza che egli ne faccia caso.

Le applica il barbiere agli uomini; la moglie del barbiere alle donne, specialmente se nelle parti basse, nel davanti o nel didietro. Se la prescrizione è di quattro, il barbiere ne attacca 6; se di dieci, p. e., 14, 16, dicendo che se ne sono attaccate tante, ed attaccate che erano non poteva staccarle. Le piccole sono le migliori perché credute vergini di sangue; non cadono finché non si riempiano e cadano da sé. La sancisuca nun cadi s’ ’un si sazia. I morsi si lasciano aperti per il necessario sgorgo; se un emostatico è necessario, si principia con l’olio d’oliva e si finisce agli spicchi di fava, cioè alla fava sbucciata ed applicata con lieve compressione sulla ferita. Ciascuna mignatta è pagata, tutto compreso, un carrinu (cent. 21 di lira); e le mignatte si dissanguano immergendole in un po’ di vino.

indietro