Tempio, Domenico
Immagine opera

Tempio, Domenico

Nato il 22-08-1750 a Catania
Morto il 04-02-1821 a Catania

Biografia

Tempio Domenico. Poeta. Nato a Catania il 22 agosto 1750 e morto sempre in Catania il 4 febbraio 1821. Da giovane frequentò il seminario della sua città ma non prese i voti sacri. Si formò in varie discipline come la letteratura italiana e latina, retorica, filosofia ed anche matematica. Ma senza alcun dubbio la sua passione più forte sono la poesia e la storia. Livio ed Orazio, Tacito e Giovenale, Ovidio Rollin, Guicciardini e Macchiavelli. Ma trasse sicuramente ispirazione e spinta per scrivere a sua volta, con la lettura approfondita ed ispirata di Dante, Ariosto e Petrarca. Il padre lo contrastò in questa sua inclinazione, poiché lo voleva giureconsulto. Ma coltiva lo stesso la sua passione sempre più attratto dalla natura e anche da un certo desiderio di solitudine sino ad una sorta di misantropia quasi a preservarsi dal mondo esterno fatto di false lusinghe e corruzione. Le composizioni del Tempio trattano di temi di vario tipo, dai versi satirici a quelli amorosi e persino quelli chiaramente scurrili e lascivi. Ma fu sempre originale e di spessore qualsiasi fosse l’oggetto del suo verseggiare. Lo studioso Longo suo coevo, lo paragona addirittura ad Omero, Ossian, Alighieri, Ariosto. Tempio è, secondo lui, il Poeta della ragione, della filosofia, dell’immaginazione, è il poeta del suo tempo e del suo paese. Continua Longo: ” Egli fa servire le sue cognizioni storiche, filosofiche, politiche a dipingere gli uomini quali sono in se stessi, con i loro vizi, le loro abitudini, con i loro pregiudizi, con le loro virtù, secondo lo stato dei lumi, e della civiltà e secondo l’educazione buona e rea ricevuta nella puerizia e l’istruzione grossolana e raffinata, propria di ciascun ceto e di ciascuna condizione di persone. Tempio è il pittore degli uomini e de costumi del suo tempo: nelle sue composizioni vi è la storia del paese, la storia di lui medesimo. I suoi argomenti non trattano che soggetti peculiari , non tramandano che avvenimenti, che aneddoti del suolo che lo vide nascere, e che gli sembra non aver abbandonato giammai”.
Tra le sue numerose opere ,si ricordano diverse poesie da intendersi come versi “d’ occasione”; favole, scene farseschee satiriche, ottave arieggianti la Musa popolare. Ecco alcuni titoli: "Scerra di li Numi", ove si narra in versi la leggenda in cui Esculapio domanda giustizia a Giove; " Cuntrastu Mauru”, “Lu Veru Piaceri”, ”Vasuni”. Ed ancora i titoli di alcune fiabe: ”Lu sdegnu”, “La superbia”, La libertà”, “La faccitosta”. In queste fiabe si ritrova tutta l’ingenuità di La Fontaine e la grazia del Passeroni. Ma è il poema” La Caristia “ la sua opera certamente, di maggiore pregio. Poema che è al tempo stesso epico, lirico, comico, allegoricoe satirico. Il tema della “Caristia” è la sommossa popolare avvenuta nel 1798 a Catania, per le misere condizioni che vessarono in quell’anno il popolo catanese. Poeta non molto conosciuto, Tempio meriterebbe uno studio più approfondito. Ecco stralci di alcuni suoi versi dedicati al carattere mansueto dei catanesi costretti poi a rivoltarsi per la fame:

Da tempu immemorabili
Non c’ era documentu,
In cui lu nostru populu
Facissi insurgimentu.
Sempri mansuetu e docili,
Summisu, obbedienti,
Purtava lu so carricu
Da sceccu pazienti.
Qualunque cci prujissiru
Lignata ntra li costi,
Mai persi la pacenzia
A corpa accussì tosti.
Rissugghia, o pagghia fetida,
Basta ca di mangiari
Aveva, e fu mutangaru
Ne vosi mai arraghiari.
Mai desi pri disfiziu
Né cauci, né tistati,
E pizzicava st’ asinu
Di vera asinitati.
Ma la virtù ha i soi limiti;
Lu sceccu è un’ animali,
Ch’ha comu l’ autrii l’ affetti soi brutali.
Chi si stizzatu in ultimu
Signu, e chi già la musca
Cc’ afferra a li tisticuli,
Fa testa e l’ occhi ‘nfusca,
Sbilanza a via di cauci
La cinga , e lu varduni,
Li vertuli, lu carricu,
Ccu tuttu lu patruni.
Quannu nni sforzi e rumpiri,
Li mutui legami,
Chi non fai fari all’ omini
Di pani o sacra fami!
E tali è di Catania
Lu populu chi senti
Di fami e di penuria
Li spruni viulenti.

. Opere consultare:

-Vincenzo Pecorella. Biografie degli uomini illustri catanesi del sec. XVIII, Catania, 1842. Coll.; XLVI E 444
- Confederazione fascista dei professionisti e degli artisti. “Dizionario dei siciliani illustri”. Palermo: F. Ciuni, 1939. Coll.; XI -F- 248.

 

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto