Marvuglia, Venanzio Giuseppe
Immagine opera

Marvuglia, Venanzio Giuseppe

Vissuto nel 1729 - 1814
Nato a Palermo
Morto a Palermo

Biografia

Architetto. Nacque a Palermo nel 1729 da Francesca e Simone Imbarbuglia, morì a Palermo nel 1814. Il “padre Simone lo avviò allo studio delle matematiche presso Nicolò Cento dal quale pure imparò i primi elementi di architettura” (A. Gallo). Sin da giovane ebbe la possibilità di visitare i resti della architettura antica della Sicilia. Si trasferì, quindi, a Roma, dove conobbe l’architetto di corte di re Carlo III, Sabatini, che voleva condurlo a Madrid; il Marvuglia, però, preferì ritornare a Palermo, e ciò avvenne nel 1759. Durante il periodo in cui visse a Roma, Marvuglia si dedicò allo studio dell’antichità classica e dell’architettura cinquecentesca. I suoi studi artistici furono volti essenzialmente al classico; il che risulta evidente anche nelle sue opere del pieno settecento. Ciò spiega, come nota il Calandra, non solo la rapida evoluzione del Marvuglia dalle forme del ‘700 a quelle del neo-greco, ma specialmente il fatto che dal neo-greco, espressione fredda e culturalistica della moda dell’epoca, il Marvuglia sia celermente passato a concezioni personali di gusto neoclassico, iniziando un movimento più vasto e profondo. E ciò anche perchè egli visse tra due secoli, il ‘700 e 1’800, che hanno impronte d’arte nettamente distinte, e dei quali egli seppe interpretare le più tipiche esigenze stilistiche. L’attività ininterrotta del Marvuglia rivela una raffinata sensibilità che gli consentì di precorrere le evoluzioni del gusto dei suoi contemporanei; sicché attraversò tutte le fasi dell’evoluzione del secolo XVIII nel campo dell’architettura. Egli svolse una grande attività, specialmente nella città natale. Nel 1769 costruì l’Oratorio di San Filippo Neri, adiacente alla Chiesa dell’Olivella. Tra le opere del periodo settecentesco è quella di più alto pregio. Soprattutto per quest’opera il Marvuglia, su proposta del suo protettore ed amico architetto Dufourny (autore dell’edificio centrale dell’Orto Botanico di Palermo), fu nominato socio straniero della classe delle Belle Arti dell’Istituto di Francia. Eseguì la volta della Chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella. Diresse i lavori di trasformazione del Duomo di Palermo, progettata da Ferdinando Fuga nel 1767 ed approvata da una commissione di architetti celebri. Il Fuga, venuto a Palermo per ordine di re Carlo III e su richiesta dell’arcivescovo Filangeri nei primi mesi del 1767, fece il progetto che, criticato da molti, fu sottoposto ad una commissione della quale faceva parte Carlo Vanvitelli. La commissione però approvò il progetto ed i lavori furono affidati agli ingegneri comunali Venanzio Marvuglia e Attinelli. Nel corso dei lavori e dopo la morte del Fuga, furono apportate alcune modifiche sostanziali al progetto originario. Anche nei lavori di ampliamento, tra il 1763 ed il 1774, del complesso monastico di San Martino delle Scale, il Marvuglia si esprime utilizzando i principi formali legati al cosiddetto “nuovo stile”, cosicché il monastero si carica di lineamenti neoclassici. Il neoclassicismo architettonico si manifesta con Marvuglia in forma innovativa. Nel 1780 rifece, su commissione di Giovanni Ventimiglia Spinola di Geraci, le decorazioni interne del Palazzo Geraci. Nello stesso anno, per commissione del Principe di Belmonte, Giuseppe Emanuele Ventimiglia, costruì il Palazzo Riso sul Cassaro in fronte alla Piazza Bologni; lo stile architettonico presenta una commistione di elementi barocchi e neoclassici. Nel 1789 decorò l’interno della chiesa e di alcune sale della palazzina reale di Ficuzza, presso Corleone. L’anno successivo decorò l’interno della Chiesa dell’Olivella. A sessant’anni costruì i due padiglioni del Calidario e dell’Erbuario, posti accanto all’edificio costruito dal De Fourny all’Orto Botanico, nel nuovo stile cosiddetto greco. Nel 1791 costruì il Palazzo De Spuches dei principi di Galati, sito nella Via Ruggero Settimo. Iniziò la costruzione del Palazzo dei duchi di Villarosa; 1’opera, però, rimase incompiuta ed il pianterreno esistente fu distrutto nel 1948 per dar luogo al risanamento della zona con la costruzione di palazzi moderni, tra i quali, da notare, il grattacielo dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Negli ultimi anni del 1700 costruì la cosiddetta Palazzina Cinese del Parco della Favorita. A settant’anni costruì il grandioso Palazzo di Villa Belmonte all’Acquasanta. Intorno al 1784 costruì il Palazzetto Coglitore della Via San Sebastiano, nei pressi di Piazza Fonderia. Eresse anche il Palazzo Costantino, sempre a Palermo. Anche questa sala era stata voluta da Giuseppe Ventimiglia, principe di Belmonte. Ancora a Palermo costruì il Palazzo Federico di Via Biscottari. A Scicli costruì il Cappellone della Chiesa di Santa Maria la Nuova. A Bagheria fece la facciata del Palazzo Villarosa ed a Caltagirone eresse il campanile della Chiesa di Santa Maria del Monte (ex matrice), la cui direzione dei lavori fu affidata però a Nicola Bonajuto. Nel 1772 costruì la Chiesa di San Francesco di Sales, annessa all’Educatorio “Maria Adelaide” di Palermo, insieme al fratello Salvatore, sacerdote, anche lui architetto di discreta fama. Insegnò architettura presso 1’Accademia degli Studi di Palermo. Scrisse varie opere, tra le quali: “Regola generale per la maggiore speditezza nelle scale” (1797); “Gradazione dei tre ordini Fondamentali”; “Trattato sull’Architettura” con prefazione di Agostino Gallo; di questo scritto alcuni brani si conservano alla Biblioteca Comunale di Palermo. Nel 1798, sotto il nome di Domenico Marabitti, ma di ispirazione del Marvuglia, venne alla luce una pubblicazione di carattere polemico dal titolo “L’architetto vendicato”. Nel carteggio Airoldi (Monsignor Alfonso) si conserva nella Biblioteca Comunale di Palermo, ai segni 4Qq. D. 42, una sua lettera, manoscritta, del 1808 nella quale esprime viva preoccupazione che possa cadere in rovina il tempio di Segesta; un altro manoscritto (proveniente dalla collezione Gallo), costituito da brani di un trattato di architettura civile “Osservazioni sopra la progressione armonica dei tre ordini architettonici di Marvuglia suggeritami dal Sig. Giuseppe Spadafora” (Ms. del sec. XIX, 4 Q q D 69) si trova sempre nella stessa Biblioteca. Per interessamento di Agostino Gallo gli fu eretto, insieme a quello del figlio Alessandro Emanuele, un busto marmoreo nel Pantheon di S. Domenico.

Opere consultate


Bozzo Giuseppe
Le Lodi dei più illustri siciliani trapassati nei primi 45 anni del secolo XIX, vol. I, Palermo, 1851, pp. 225-261, collocazione XI. F. 50.-

Dizionario dei siciliani illustri” Palermo 1939, collocazione XI. F. 248.-

Musso Matteo
Illustrazione del Pantheon Siciliano nel Tempio di S. Domenico in Palermo”, Palermo 1910, collocazione XI. D. 213.-

Sarullo Luigi
Dizionario degli artisti siciliani”, vol. I, Palermo 1993, collocazione XLVI. F. 609, I.-

 

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto