Marabitti, Francesco Ignazio
Immagine opera

Marabitti, Francesco Ignazio

Nato il 06-01-1719 a Palermo
Morto il 09-01-1797 a Palermo

Biografia

Scultore. Nacque a Palermo il 6 gennaio 1719, e ivi morì il 9 gennaio 1797. Figlio di Caterina e Pietro. La sua fu una famiglia di scultori; infatti i fratelli Giuseppe e Lorenzo furono maestri intagliatori del legno l’uno e del marmo l’altro. Iniziò il suo apprendistato di scultore a Palermo, e, a tale proposito, il Gaspare Palermo fa cenno ad una sua opera giovanile, identificata con una piccola scultura raffigurante Gesù bambino nella decorazione della facciata interna della Chiesa di Casa Professa di Palermo, al cui completamento, riferisce sempre il Palermo, partecipò il Vitagliano. Dopo tale periodo, nel 1740, si recò a Roma per studiare scultura presso il maestro fiorentino Filippo della Valle con il quale lavorò per cinque anni. Tornò, quindi, in Sicilia e a Siracusa, dove, per incarico del vescovo Francesco Testa, scolpì le statue di San Pietro e di San Paolo (1757) e quelle della Madonna, di Santa Lucia e di San Marziano (1753-54), poste rispettivamente nella scalinata e nella facciata del Duomo. Stabilitosi, successivamente, a Palermo, sposò Olivia Spoto, da cui ebbe quattro figli: Domenico, Luigi, Pietro e Marianna, il primo dei quali si dedicò alla architettura. Nel 1755 scolpì il bassorilievo con il ritratto del Viceré Eustachio di La Vieufuille che si trova nella chiesa del Gesù di Casa Professa in Palermo. Tra le sue opere si ricordano la statua raffigurante Palermo (1778), e la statua del Cavallo Marino, due fontane, l’una alla Villa Giulia e l’altra nella piazza S. Spirito, a Porta Felice. Sempre a Villa Giulia si trovano le statue della Gloria e dell’Abbondanza. Il suo capolavoro è senz’altro da considerarsi la Cappella di San Benedetto del Duomo di Monreale, per la quale lavorò dal 1760 al 1776. Nella chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, il Marabitti realizzò una acquasantiera sorretta da due grandi angeli. Uno dei due angeli è opera interamente del Marabitti, che per tale scultura decise di allontanarsi dal suo stile per adattare questo angelo al barocco della chiesa stessa; l’altro, quello di destra, fu completato dal suo allievo Giambattista Siracusa, dopo la sua morte. Scolpì anche le statue di San Pietro e di San Paolo della chiesa dell’Olivella; l’Angelo che sostiene un quadro di Gioacchino Martorana, dell’Oratorio di San Filippo Neri; la Fontana del Palazzo Geraci; la statua di San Luigi della chiesa della Madonna della Grotta; la statua di Carlo Di Napoli ed il medaglione dello stesso, della chiesa di San Francesco d’Assisi, dove si trovano anche i bassorilievi raffiguranti La flagellazione di Gesù Cristo ed Il viaggio al Calvario; i bassorilievi in marmo raffiguranti i Quattro Dottori della chiesa, della chiesa di San Matteo; la scultura centrale del prospetto della chiesa di Sant’Anna; la statua che sostiene il dodecaedro solare (costruito dal prof. Federici) che si trova nella Villa Giulia; il Monumento a Bernardino Serio della Villa Filippina. Oltre alle opere precedenti che si trovano nella città di Palermo, scolpì il bassorilievo della Immacolata della chiesa del Collegio di Trapani; il Mausoleo a Monsignor Testa del Duomo di Monreale; le quattro fontane monumentali che si trovano sulla strada che unisce Palermo con Monreale. Scolpì anche il sarcofago del magistrato Alessandro Testa, della Chiesa Madre di Nicosia; il Sant’Ignazio di Lojola con le quattro parti del mondo, della chiesa del Collegio di Catania; il Mausoleo dell’arcivescovo di Blasi del Duomo di Messina (1757); la statua di San Vito (1771) della Piazza del Municipio di Mazara del Vallo. Nel 1778 scolpì i due angeli posti sopra il timpano della Cappella dell’Immacolata della chiesa di San Francesco d’Assisi, in Palermo; nella stessa chiesa si trovano i monumenti funebri in onore di Carlo e Nicolò Napoli. Gli sono attribuiti i tre bassorilievi della Cappella dell’Ecce Homo della stessa chiesa, raffiguranti rispettivamente: la Caduta di Gesù sotto la croce, la Flagellazione e la Pietà. In molti di questi lavori si avvalse dell’opera di Giovan Battista Marino. Nella Chiesa Madre di Mazara del Vallo si trovano un Cristo schernito dai Giudei ed un medaglione a rilievo raffigurante il vescovo Scavo. Nel 1781 scolpì la Fontana con San Benedetto del Monastero annesso alla chiesa di Santa Caterina, pure in Palermo. Scolpì anche il Cristo fanciullo ed i due Angeli del timpano della chiesa del Gesù (Casa Professa). Ancora a Palermo si trovano le seguenti opere: il busto di F. Medici, della chiesa di Sant’Agostino; l’Angelo che sta sopra il sarcofago di G. Caravelli, della chiesa di San Francesco di Paola. Una Santa Rosalia si trova nella chiesa dedicata a questa santa nel territorio di Monreale. Va ricordato inoltre il San Martino che dona il mantello al povero che si trova nel vestibolo del convento di San Martino delle Scale, in territorio di Monreale, e certamente non tra le migliori opere, per la mancanza di quel controllato e costante equilibrio, per il difetto di studio anatomico del cavallo, e per la lavorazione stessa che non è più all’altezza delle opere precedenti. Scolpì, nel 1784, la Fontana del fiume Oreto posta presso la chiesa dello stesso convento. Alcune statue si trovano sull’attico della Villa Valguarnera a Bagheria. Eseguì il paliotto dell’altare maggiore della chiesa di San Sebastiano, in Melilli, raffigurandovi una scena della vita del santo. Nella stessa chiesa si trovano le statue della Fede e della Fortezza. Da menzionare, inoltre, gli altorilievi con La Gloria di S. Luigi (1763 Palermo, Casa Professa), e Immacolata (1766 Trapani, chiesa del Collegio), come pure l’altorilievo con Maria Vergine, S. Giovanni, la Maddalena e l’Eterno (1778-1782 Palermo, S. Teresa alla Kalsa). Nel 1780 lo scultore esegue i bassorilievi con La Flagellazione, Il Calvario e La Deposizione (Palermo, chiesa di S. Francesco d’Assisi, Cappella dell’Ecce Homo), che traggono ispirazione dalle espressioni dell’arte seicentesca. La parte più rilevante della produzione del Marabitti è costituita da monumenti commemorativi e dai ritratti che celebrano i fasti dell’aristocrazia siciliana. Si ricordino i monumenti commemorativi: al Viceré Eustachio De Laviefuille (1754, Palermo, chiesa dei Cappuccini); a Nicolò e Carlo Di Napoli (1758-1759, Palermo, S. Francesco d’Assisi); a Carlo Filippo Cottone, Principe di Castelnuovo (1764, Palermo Cappuccini); al Vescovo Michele Scavo (1772-73, S. Domenico); al Vescovo Requesenses (1773, Siracusa, Cattedrale); a Domenico Scavo (seconda metà del 1733, Palermo S. Domenico); a Giuseppe e Giovan Battista Paterno Asmundo dei Marchesi di Sessa (1781, Palermo, Cappuccini); all’Arcivescovo Francesco Paternò Castello dei Duchi di Carcaci (1788, Catania, chiesa del Carmine). Nei monumenti dedicati ai Carcaci e ai Paternò, il Marabitti introduce una nota caratteristica della scultura funeraria romana: l’uso dei ritratti appaiati. I ritratti sono tutti a mezza figura, spesso racchiusi in cartigli; essi sono: medaglia di Eustachio De Laviefuille (1750, Palermo, Casa Professa); medaglia di Padre Angelo Serio (1767-68, Palermo, architrave interno dell’ingresso della Villa Filippina); Monumento di Gaetano Cottone (Palermo, Cappuccini); busto di Alessandro Vanni, principe di San Vincenzo (Palermo, Biblioteca Comunale); medaglia con il profilo di Gabriele Lancillotto Castelli (1793, Palermo, Biblioteca Regionale). Un altro gruppo di opere è costituito dalle sculture ornamentali. Le più importanti sono: le sculture per le due Fontane di Mezzomonreale: la Fontana del Drago, del 1767, e la Fonte del Pescatore, del 1769; seguono le sculture della Gloria e dell’Abbondanza (primi anni del 1760, modificate nel 1779, Palermo, Villa Giulia), commissionate dalla Compagnia dei Gesuiti e raffiguranti in origine La Religione e La vittoria della Religione, queste due statue rimasero inutilizzate con l’espulsione dell’Ordine nel 1767 e soltanto nel gennaio 1779 collocate in Villa Giulia, dopo opportune modifiche, attorno alla statua del Genio di Palermo, scolpita dal Marabitti (1778). Il grande Angelo-acquasantiera (1794, Palermo, S. Giuseppe dei Teatini) è l’ultima opera alla cui lavorazione il Marabitti attese un anno prima dell’attacco di paralisi che lo colpì il 1 gennaio 1795, immobilizzandogli tutto il lato destro. Due anni dopo, il 9 gennaio 1797, il male lo conduceva alla morte. Il Marabitti fu maestro di Filippo e Leonardo Pennino, di Federico Siracusa, di Vitale Tuccio e di altri. Massimo rappresentante della scultura per tutta la metà del secolo XVIII, Ignazio Marabitti è considerato l’ultimo grande caposcuola sulla scia delle tradizionali botteghe palermitane dove trovavano occupazione parecchi marmorari di professione, come è avvenuto nel corso del Seicento e del Settecento con i Serpotta, i Vitagliano e i Pennino.

Opere consultate


Bozzo Giuseppe
Le Lodi dei più illustri siciliani trapassati nei primi 45 anni del secolo XIX”, vol. I, Palermo 1851, pp. 3-29, collocazione XI. F. 50.-

Dizionario dei siciliani illustri”, Palermo 1939, collocazione XI. F. 248.-

Sarullo Luigi
Dizionario degli artisti siciliani”, vol. III, Palermo 1994, collocazione XLVI. F. 609, III.-

 

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto