La Lumia, Isidoro
Immagine opera

La Lumia, Isidoro

Nato il 01-11-1823 a Palermo
Morto il 29-08-1879 a Palermo

Biografia

Storico. Nacque a Palermo il 1° novembre 1823 da Francesco e da Giuseppa Fazio. Orfano di padre già dal 1831, studiò nel collegio Calasanzio di Palermo, diretto dallo scienziato e letterato Domenico Scinà, suo primo maestro, che in un’epigrafe egli avrebbe definito « sommo tra gli ingegni siciliani del suo tempo » pur senza condividerne l’ideologia indipendentista e separatista. In quegli anni che vedevano contrapporsi i cultori del « sicilianismo » ai sostenitori della « patria italiana », il La Lumia si sarebbe accostato piuttosto al liberalismo moderato di Francesco Paolo Perez, suo insegnante di letteratura italiana. La vena di scrittore del La Lumia si manifestò precocemente, con romanzi storici scritti a imitazione di Alessandro Manzoni: alcuni rimasti manoscritti, come Maria o Palermo nel 1647, la cui pubblicazione fu impedita dalla censura; altri, come Bianca de’ Rossi ed Evellina, pubblicati in periodici locali (rispettivamente La Fata galante, 1839 e L’Occhio, 1839-40). Nel 1840 il La Lumia fondò con Giacinto Carini e altri letterati La Concordia, cui collaborarono, oltre al Perez, noti scrittori e intellettuali come Tommaso Gargallo, Leonardo Vigo, Vincenzo Errante. Scoppiata il 12 gennaio 1848 la rivolta palermitana contro i Borboni, il La Lumia con gli altri insorti si inserì subito attivamente negli organismi che costituivano il nuovo governo siciliano; impegnato dapprima nella segreteria del comitato per le Informazioni presieduto da Ruggero Settimo e poi in quella del ministero degli Esteri, fu inoltre redattore, con Francesco Carlo Bonaccorsi e Giuseppe Piaggia, del Giornale officiale, pubblicato dal 1° maggio 1848 al 24 aprile 1849, e s’iscrisse alla Giovine Guardia. Per incarico del Comitato scrisse, ancora con il Bonaccorsi, un Mémoire historique sur les droits Politiques de la Sicile (Paris 1849). È di questo periodo anche la sua collaborazione ad alcuni tra i tanti giornali apparsi in Sicilia tra il 1848 e il 1849, come L’Indipendenza e la Lega, La Luce, La Ruota e l’umoristico La Gazzetta per gli ultimi giorni del carnevale. Dopo il fallimento della rivoluzione, il La Lumia, che non aveva accettato di far parte di una delegazione del Comune di Palermo incaricata di fare atto di sottomissione ai Borboni (i biografi gli attribuiscono la frase: « Ho rinunziato con disprezzo. Altri, non io, seppellisca la Patria »), rifiutò anche la direzione del Giornale officiale di Sicilia offertagli dal restaurato governo borbonico. La laurea in legge, conseguita nel 1845, gli consentì di provvedere alla madre e ai due fratelli con la professione di avvocato. Da una parallela occupazione come archivista presso la famiglia dei duchi di Monteleone sarebbe scaturito nel 1858, coperto dall’anonimato, l’Indice topografico delle pergamene e diplomi esistenti nell’archivio dell’ecc.mo duca di Terranova e Monteleone in Palermo. Il La Lumia collaborava intanto ai periodici palermitani La Lira e La Favilla, ma anche al settimanale parigino Revue franco-italien; ma il suo impegno principale divenne la ricerca storica con cui si era già cimentato pubblicando a Palermo nel 1844 il « saggio storico » I Luna e i Perollo, ambientato nel Cinquecento siciliano. Seguirono, dal 1859 in poi, altri suoi lavori storici, che formano una serie di monografie su ogni epoca della storia di Sicilia, come Matteo Palizzi, ovvero I Latini e i Catalani. Frammento di studi storici sul secolo XIV in Sicilia. Apparve a puntate sulla rivista palermitana La Favilla (1859). Il 1860 vide il La Lumia nuovamente impegnato in prima persona nelle vicende che segnarono la fine del regime borbonico. Al primo ingresso di Garibaldi a Palermo aderì, con il fratello Francesco, al Comitato insurrezionale; assunse la direzione del Giornale officiale di Sicilia; collaborò negli uffici della prodittatura garibaldina e, dal dicembre 1860, in quelli della successiva luogotenenza. Ma soprattutto si impegnò nell’incarico di segretario del Consiglio straordinario di Stato, istituito il 19 ottobre 1860, nell’ambito di un disegno di carattere nazionale, per studiare la forma e le condizioni dell’annessione della Sicilia allo Stato italiano. Il parere che fu elaborato, e del quale dopo il plebiscito non fu tenuto alcun conto, prevedeva il mantenimento di una amministrazione separata della Sicilia nell’ambito dell’unità politica della penisola. Deluso come altri patrioti e uomini politici anche non siciliani dalle modalità dell’unificazione, il La Lumia abbandonò la collaborazione ai giornali L’Annessione di Palermo e L’Opinione di Torino, così come lasciò la Società nazionale italiana e l’associazione detta «Regionale » - della cui fondazione era stato promotore e che raccoglieva note personalità di tendenze autonomiste come Francesco Ferrara, Michele Amari e altri - e l’organo di essa, l’Unità politica. Il passaggio all’amministrazione archivistica, nell’aprile del 1862, consentì al La Lumia di dedicarsi alla ricerca storica. Con la nomina a direttore dell’Archivio di Stato di Palermo (1864) il La Lumia si adoperò in ogni modo per l’istituto: rese accessibili i fondi archivistici attraverso un’idonea sistemazione, aumentò la capacità dei depositi. Nel 1874 fu nominato soprintendente agli Archivi siciliani (carica questa che avrebbe ricoperto sino alla morte). Dal punto di vista della produzione storica, il decennio 1860-70 fu il più fertile, come mostra il consistente elenco dei lavori che il Lumia dette alle stampe. A parte lo scritto, poi da lui stesso rifiutato, La restaurazione borbonica e la rivoluzione del 1860 in Sicilia ... Ragguagli istorici (Palermo 1860), pubblicò La Sicilia sotto l’imperatore Carlo V. Narrazione istorica con documenti inediti (Palermo 1862), e Ottavio d’Aragona e il duca d’Ossuna. In Giuseppe d’Alesi o La rivoluzione di Palermo del 1647. Storia e documenti (Palermo 1863), il La Lumia contrapponeva le antiche gloriose corporazioni all’astratto centralismo dello Stato. In seguito pubblicò I quattro vicari. Studi di storia siciliana del XIV secolo (1867). Su suggerimento dell’economista Francesco Ferrara, il La Lumia fu invitato a collaborare alla fiorentina Nuova Antologia di scienze, lettere ed arti. Vi pubblicò lo studio Gli ebrei siciliani (1867), in cui esponeva la tesi, innovativa per i tempi, dell’estraneità della Sicilia alla persecuzione dell’etnia ebraica, voluta da una potenza lontana e straniera. Ancora del 1867 è la Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono (Firenze 1867), epoca idealizzata come l’età dell’oro per la Sicilia. L’anno successivo pubblicò Domenico Caracciolo o Un riformatore del secolo XVIII. Secondo la critica il La Lumia non comprese nella loro vera portata i tentativi di riforma del viceré illuminista. Nel 1870 egli stesso riunì in una unica edizione, in due volumi, col il titolo Studi di storia siciliana, alcuni suoi lavori sino allora pubblicati. Seguirono altri suoi scritti come “Carlo Cottone, principe di Castelnuovo” (Palermo 1872), “I Romani e le guerre servili in Sicilia” (Torino 1874); “La Sicilia sotto Vittorio Amedeo II di Savoia” (Firenze 1875). Narrazione storica, in cui il La Lumia, spaziando dall’età romana al periodo sabaudo e al primo Ottocento, metteva sempre in rilievo le conseguenze negative di un eccessivo accentramento statale a danno delle tradizionali libertà della Sicilia. Dall’Unità fino al momento della morte fu pressoché ininterrottamente consigliere nel Comune di Palermo, spesso assessore e componente di numerose commissioni municipali; fin dal 1863 fu anche componente della commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia. Strettamente connesse con la sua vicenda intellettuale e con il suo ruolo istituzionale sono le iniziative che vertono attorno all’Archivio storico siciliano e alla Società siciliana per la storia patria, succeduta in quello stesso anno alla Nuova Società per la storia di Sicilia (1865-70; il La Lumia era stato uno fra i soci fondatori). Della Società siciliana per la storia patria il La Lumia fu continuativamente uno dei consiglieri e, dal 1874, vicepresidente. Non trascurava intanto di mantenere rapporti epistolari con lo storico Michele Amari e anche con personalità non siciliane, come Massimo d’Azeglio, Francesco Domenico Guerrazzi, Nicolò Tommaseo, Cesare Cantù. Il Lumia morì a Palermo il 29 agosto 1879. Il monumento funebre nella chiesa di S. Domenico di Palermo, pantheon dei siciliani illustri, fu eseguito da Benedetto Civiletti nel 1883. Nel monumento sono riportate alcune parole del Lumia sulla storia (« né nuda cronaca, né astratta tesi »), nonché un elogio che, per una volta, non è da considerare mera retorica d’occasione: « di lui la rara costante armonia dello scrittore col cittadino, del cittadino coll’uomo ». Scritti minori del La Lumia: Sulla tomba di Giacinto Castorina; La Saracena del maestro Andrea Butera; Sui canti popolari siciliani raccolti ed illustrati da Lionardo Vigo; In morte di Giovanni Fileti direttore del Collegio nautico in Palermo; Nuovi ordinamenti del Grande Archivio di Palermo; Cenni biografici per F.P. Perez; Programma per la ristampa dei diplomi greci ed arabi di Sicilia tradotti... e illustrati da Salvatore Casa; Parole in morte della sig.ra Giovanna Perez nata Minneci; Sulla Cronaca catalana di Pietro Tomich; La guerra del Vespro siciliano scritta da Michele Amari; I privilegi di Messina a Madrid; Teofilo Folengo in Sicilia; Antonio Veneziano o un cinquecentista di Sicilia; Iscrizioni per le esequie di Vittorio Emanuele II. Dopo la sua morte, il municipio di Palermo curò nel 1881 una nuova edizione dei suoi lavori in voll. 4. Di lui si conserva nella Biblioteca comunale di Palermo un interessante epistolario (Mandala Caterina - Il carteggio La Lumia alla biblioteca comunale di Palermo, Roma 1961, collocazione XLVI. D. 343).-

Opere consultate


Dizionario dei Siciliani illustri”, Palermo 1939, pp. 282-283, collocazione XI. F. 248.-

Fallico Grazia
La Lumia Isidoro” in “Dizionario biografico degli italiani”, Treccani, vol. 63, Roma 2004, pp. 300-303, collocazione XLI. D. 104, n. 63.-

La Mantia Giuseppe
La Lumia Isidoro” in “Enciclopedia Treccani”, vol. XX, Roma 1950, p. 397.-

Mira Giuseppe Maria
Bibliografia siciliana”, vol. I, Palermo 1875, pp. 537-538, collocazione XLVI. D. 1056, I a.-

 

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto