Grano, Antonino
Immagine opera

Grano, Antonino

Vissuto nel 1660-1718
Nato a Palermo
Morto a Palermo

Biografia

Pittore, architetto, incisore. Nacque a Palermo intorno al 1660 e rappresenta una tra le personalità più significative nel panorama artistico palermitano, tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo, del resto la copiosa produzione ne attesta la grande fama di cui godette. Considerato dalla storiografia artistica siciliana come un seguace di Pietro Novelli, del quale restaurò anche diverse opere, si formò inizialmente nell’ambiente palermitano dei tardo novelleschi e successivamente completò la sua formazione a Roma (L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Pittura, p. 241). Risale al luglio del 1678 il primo intervento del Grano, si tratta del restauro degli affreschi con figure di Virtù, realizzati da Pietro Novelli, entro il 1664, nella Chiesa del Gesù, a Casa Professa, a Palermo. Da questa data fino al 1681 non è documentata la presenza dell’artista nella città d’origine, ciò probabilmente in concomitanza con un primo viaggio che il Grano intraprese per Roma. Soggiornando nella capitale il nostro ebbe modo di orientarsi verso soluzioni moderatamente classiciste, seguite dagli artisti che si ispiravano al famoso pittore Carlo Maratta e che egli potè frequentare grazie a Giacinto Calandrucci, discepolo appunto di quest’ultimo. Non è escluso che il Grano intrattenesse rapporti proprio col Maratta, tant’è che nel 1685, proprio su richiesta di quest’ultimo, al quale era stata commissionata una Madonna del Rosario per l’ oratorio palermitano di Santa Cita, il pittore palermitano eseguì, per mandarlo allo stesso, un disegno della Madonna e santi, dipinta da Antonio Van Dyck nel 1628, per l’ oratorio di San Domenico. Tre anni prima, nel 1682, ritornato in Sicilia, il pittore aveva ottenuto l’incarico di dipingere un telone (ora perduto), in sostituzione di quello tardo cinquecentesco realizzato da Vincenzo da Pavia, da esporre durante la Settimana Santa per coprire il cappellone della Cattedrale. Sono da collocare tra il 1684 ed il 1685 gli apporti pittorici del Grano, relativi alla decorazione della Chiesa della Martorana con la Gloria dell’Ordine benedettino nella cupola e con i Quattro dottori della Chiesa, solide figure quest’ultime impostate nei pennacchi con notevole sicurezza, a confermare la cultura di tradizione novellesca assieme ad echi, forse più mediati che diretti, della cultura romana di impronta classicheggiante, probabilmente da disegni e da stampe (M. G. Paolini, Antonino Grano, p. 9). Apprezzabile anche come incisore, il Grano realizzò pregevoli esemplari, come la rarissima incisione realizzata nel 1689, in occasione delle esequie di Maria Luisa di Borbone e quella raffigurante la Cattedrale di Palermo. Mentre tre anni prima il nostro aveva eseguito il disegno per il frontespizio del libro di Michele Del Giudice, Palermo magnifico nelle feste di S. Rosalia. Riportano invece la data del 1687 i due affreschi della Visitazione e della Passione di Cristo, eseguiti per due cappelle della chiesa del Noviziato dei Gesuiti. Oltre ad essere pittore il Grano fu un abile progettista, è infatti del 1690 un progetto riguardante il riassetto della cappella di Sant’Anna nella Chiesa del Gesù, a Casa Professa; qui l’artista intervenne soprattutto nelle due nicchie fornendo modelli e disegni di propria ideazione per alcune sculture in marmo di soggetto mariano (Dizionario biografico degli italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 2002, p. 547). Tale soluzione architettonica venne peraltro utilizzata nel 1703 per le tre nicchie ospitanti altrettante sculture nel presbiterio della Chiesa della Gancia. Operando con queste modalità il riassetto della cappella di Sant’Anna, sempre a Casa Professa, si raggiunse, attraverso l’integrazione tra architettura, scultura e pittura, un’eccezionale sintesi visiva ed emotiva. Tale integrazione spiega anche come il Grano si sia trovato a collaborare in più occasioni sia con l’architetto Giacomo Amato che con gli scultori Giacomo e Procopio Serpotta, artisti tra i più richiesti a Palermo tra il XVII ed il XVIII secolo e a comprovare tale attività congiunta, si possono citare i disegni, eseguiti dal Grano, contenuti all’interno dei sette volumi facenti parte della raccolta di disegni autografi dell’architetto Giacomo Amato, conservati a Palermo nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis. Costui, esponente di spicco della nuova generazione di architetti, trovò il modo di affermarsi, negli anni Ottanta del Seicento, elaborando a Palermo un’originale architettura, dopo aver maturato a Roma la propria formazione; infatti l’Amato, per trovare soluzioni adeguate alle sue ideazioni, era solito assegnare a specialisti problemi di ordine strutturale e figurativo, riuscendo a trarre dagli interventi delle diverse personalità armoniche composizioni di felice fusione. È opportuno pure ricordare l’esistenza di disegni eseguiti dal Grano relativi a decorazioni di architetture o di suppellettili varie, come, per esempio, il disegno per le suore del monastero di Santa Teresa alla Kalsa, a Palermo, relativo ad una cassa da usarsi per la funzione del giovedi santo, su progetto dell’Amato e forgiata in argento da Francesco Iuvarra nel 1703. Ed altri disegni attribuiti allo stesso sono quelli riguardanti la progettazione di macchine effimere costruite in occasione di festività o di ricorrenze particolari. Riguardo invece l’attività pittorica del Grano è da datare dopo il 1692 l’esecuzione dell’affresco del cupolino della cappella del Crocifisso, nella Cattedrale di Monreale, raffigurante la Battaglia degli Angeli ribelli, oggi perduto. Una delle prove maggiormente degna di considerazione del nostro pittore risulta essere la decorazione del soffitto della chiesa di Santa Maria di Valverde, databile all’incirca al 1696, purtroppo danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e successivamente restaurata: Qui entro le cornici dipinte, con il loro andamento a volute, nel colore grigio biancastro che simula lo stucco, si dispiegano fatti e simboli che attengono all’Ordine dei Carmelitani, caratterizzati da ritmi mossi, da luci contrastate, alternate a composizioni più idilliche, da forme sottili nel modellato e negli accordi cromatici (M. G. Paolini, Antonino Grano, p. 10). Nello specifico sono attribuiti al Grano gli affreschi della volta della navata e la volta e le pareti del coro, raffiguranti fatti e simboli dell’ordine dei Carmelitani e la Trasfigurazione di Gesù Cristo (C. Farsetta, La chiesa di S. Maria di Valverde, p. 56). Proprio nell’episodio della Trasfigurazione il Grano mostra l’influsso novellesco, con la figura del Cristo colto in ardito scorcio prospettico (M. Guttilla, Pittura e incisione del Settecento, p. 296) che ricorda appunto l’analogo esemplare dipinto dal Novelli nel soffitto della Badia Nuova. Qui L’ondulazione del panneggio, cui è riservato l’ufficio di resa dinamica, si rivela spesso disarticolata in volute concentriche e mostra il disorientamento dell’artista, pur nella valentia della tecnica disegnativa, a rendere effetti barocchi a lui in verità sempre poco congeniali (M. Guttilla, ibidem). Sempre del 1696 dovrebbero essere sia i Santi dell’Ordine francescano, nella navata centrale della chiesa di Santa Maria degli Angeli alla Gancia, sia l’impresa decorativa della chiesa di Santa Chiara, in gran parte scomparsa per gli ingenti danni subiti in occasione del secondo conflitto mondiale; ciò che rimane, nella cupola è purtroppo soltanto l’Apoteosi della Trinità e della Vergine. Cinque anni dopo, nel 1701, Il Grano dipinse i pennacchi della cupola nella chiesa di Santa Cita e successivamente eseguì, nella chiesa di San Francesco di Paola, gli affreschi riguardanti Scene della vita del Santo e dei padri dell’Ordine. Tra il 1702 ed il 1705 il Grano intraprese la decorazione pittorica della Chiesa del Gesù, a Casa Professa, di cui purtroppo sono rimasti solo gli episodi cristologici nelle cupolette: l’Adorazione dei pastori, l’Adorazione dei Magi, la Circoncisione di Gesù, l’Andata al Calvario, l’Innalzamento della Croce, il Cristo Risorto. Risalgono invece al 1708 gli affreschi nella chiesa del Monastero della Pietà completati nel 1712 e raffiguranti la Gloria dell’ Ordine domenicano e scene della Vita dell’Ordine. Si tratta di una complessa decorazione eseguita grazie alla collaborazione del Grano, di Giacomo Amato e di Giacomo Serpotta, l’elaborazione della quale esita un indiscutibile quanto appariscente esempio di simbiosi fra architettura, pittura e scultura. Il contributo del Grano, nel Trionfo dell’Ordine domenicano si rivela questa volta lontano dalle soluzioni formali di matrice novellesca, perseguite nei precedenti affreschi e mostra piuttosto influssi d’ispirazione solimenesca e ascendenze elettive con riferimento alla scuola di Luca Giordano, semmai con un recupero del gusto arcadico negli affreschi degli scomparti laterali della volta (C. Siracusano, La Pittura…, p. 182). Non collocabili cronologicamente, per mancanza di dati documentari, sarebbero gli affreschi realizzati per l’Oratorio delle Dame, sempre a Palermo, raffiguranti l’Assunzione della Vergine e Storie dell’infanzia di Gesù. Tali affreschi sono caratterizzati da un linguaggio brioso ed elegante, sorretto da una vivace vena narrativa, di sapore sottilmente profano…(C. Siracusano, La Pittura…, p. 182). Nel 1713 il Grano eseguì gli affreschi, oggi perduti, della cappella di San Francesco di Paola, nella Cattedrale di Palermo, su commissione dell’ Arcivescovo Gasch e quelli della cappella di San Michele, anch’essi perduti; è invece databile al 1715 il quadro raffigurante San Gaetano e Sant’Andrea Avellino. Scarseggiano invece le notizie sull’ultima opera di Antonino Grano, eseguita per l’Oratorio di Santa Caterina, a Palermo, e non portata a compimento per la sopraggiunta morte del pittore, avvenuta il 15 aprile del 1718.

Opere consultate


Farsetta Carmela
La chiesa di Santa Maria di Valverde, Palermo 1998, p. 56, collocazione XLVI. E. 789.-

Paolini Maria Grazia
Antonino Grano, Quaderno AFRAS n. 2, Palermo 1974, pp. 9-10, collocazione XLVI. D. 526, n. 2.-

Sarullo Luigi
Dizionario degli artisti siciliani. Pittura, Palermo 1993, p. 241-242, collocazione XLVI. F. 609.-

Sgadari Di Lo Monaco Pietro
Pittori e scultori siciliani, Palermo 1940, p. 58, collocazione X. C. 119.-

Siracusano Citti
La Pittura del Settecento in Sicilia, Roma 1986, p. 182, collocazione Esp. XV. 331.-

Viveros Maria
Antonino Grano” in “Dizionario biografico degli italiani”, Treccani, vol. 58, Roma 2002, pp. 546-549, collocazione XLI. D. 104, n. 58.-

 

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto