Gioeni D'Angiò, Giuseppe
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Gioeni D'Angiò, Giuseppe

Nato il 12-05-1747 a Catania
Morto il 06-12-1822 a Catania

Biografia

Mineralogista e vulcanologo. Di antica e nobile famiglia, nacque a Catania il 12 maggio 1747 da Francesco e Agata Buglio. Nella città natale iniziò i suoi studi sotto la guida di Alessandro Bandiera e Vito Coco per le lettere italiane, Leonardo Gambino per la matematica. Importante fu per lui l’esempio del vulcanologo Giuseppe Recupero; proficua e solidale l’amicizia con il principe di Biscari Ignazio Paternò Castello. La lettura dei Campi Phlegraei (Naples 1776) di sir William Hamilton, plenipotenziario britannico a Napoli, lo avviò agli studi vulcanologici; da sir Hamilton ricevette amicizia e appoggi alla corte borbonica, libri e strumenti per approfondire le sue conoscenze di fisica, chimica e vulcanologia. Fondò, a casa sua, un ricco e pregevole museo, oggi disperso, che occupava ben dieci stanze. Cominciò, infatti, a raccogliere fin dagli anni Ottanta le più note e le più rare produzioni mineralogiche e zoologiche con l’intento di costituire un museo naturale. Nel 1780 il Gioeni ottenne la cattedra di storia naturale e botanica presso l’Università di Catania. Il conferimento della cattedra seguì una procedura speciale: essa venne assegnata dal re e fu concessa al Gioeni a vita. L’opera con la quale si rese noto agli ambienti scientifici europei fu la Relazione d’una nuova pioggia..., Catania 1782. Quando, il 24 aprile 1781, i dintorni di Catania furono « bagnati da un’acqua colorita cretacea biggia » che, evaporando, lasciava sugli oggetti la sostanza disciolta, il Gioeni ne condusse l’analisi chimica trovandovi un «sale calcareo» e un «principio marziale nella forma metallica». I risultati convinsero il Gioeni dell’origine vulcanica delle sostanze esaminate. Hamilton comunicò alla Royal Society di Londra la Relazione del Gioeni, che venne poi pubblicata anche negli Opuscoli scelti sulle scienze e sulle arti, VIII, Milano 1785. L’invito di Hamilton (lettera del 16 giugno 1781) e la curiosità di visitare il Vesuvio spinsero il Gioeni a recarsi a Napoli. Qui fu introdotto negli ambienti di corte, dove conobbe il ministro John Francis Edward Acton, il marchese di Sambuca Giuseppe Beccadelli, la stessa regina Maria Carolina, alla quale dedicò una ricca collezione di minerali e l’opera sua più importante, il Saggio di litologia vesuviana. Il Gioeni s’integrò con successo nell’ambiente di corte, ebbe l’amicizia e l’appoggio della regina, e stabilì una fitta e intensa serie di relazioni a cui non era forse estranea la massoneria, molto attiva in quegli anni alla corte di Napoli, fratellanza alla quale il Gioeni stesso apparteneva come testimoniano la frequentazione di circoli massonici catanesi e la corrispondenza con numerosi fratelli come lo stesso Hamilton, Cesare Borgia, Alessandro Fortis. Il Gioeni fu fatto gentiluomo di camera del re e precettore del principe Gennaro Carlo. Ebbe incarichi prestigiosi e amicizie potenti che lo protessero almeno fino alla caduta di Acton. Assai vivi furono i suoi interessi nell’ambito della malacologia ionica. Pubblicò, infatti, nel 1783 a Napoli un’operetta dal titolo Descrizione di una nuova famiglia e di un nuovo genere di testacei trovati nel litorale di Catania ... con qualche osservazione sopra una spezie di ostriche. Il lavoro non ebbe il successo sperato dall’autore. Fece uno studio accurato e meticoloso della grande eruzione dell’Etna del 1787, studio che pubblicò in una Relazione della eruzione dell’Etna nel mese di luglio 1787, Catania 1787, molto apprezzata dal geologo francese Deodat Gratet de Dolomieu che la incluse nell’appendice ai suoi Memoires sur les iles ponces... suivis de la description de l’eruption de l’Etna du mois de juillet 1787 (Paris 1788). Nel 1791 pubblicò a Napoli il lavoro, Saggio di litologia vesuviana. L’opera, molto apprezzata a quei tempi, gli procurò fama e onori; fu, tra i primi, a servirsi dei caratteri chimici e delle proprietà fisiche per la determinazione dei minerali. Molte accademie lo elessero socio corrispondente: fu membro dell’Accademia di Gottinga, della Società patriottica di Milano, dell’Accademia reale, dell’Accademia di Padova, dell’Accademia delle scienze di Berlino, della Società mineralogica di Jena e socio onorario dell’Accademia reale di Londra. Fin dal 1793, ottenuta a vita la carica di tesoriere del Senato di Catania, protetto dalle più alte cariche del governo napoletano, il Gioeni utilizzò l’Erario pubblico per scopi privati. Aveva già tentato, nel 1790, di vendere il suo museo al re, il quale aveva promesso l’acquisto. Quando, però, nel 1804 il nuovo ministro Luigi de’ Medici subentrò ad Acton, il re rifiutò l’acquisto e il Gioeni fu trovato in debito con lo Stato di 12.000 once. Difficile divenne allora la sua vita. Peregrinò per l’Italia al fine di vendere il suo museo, ma la presenza dei Francesi a Roma, dove era giunto, lo costrinse a trasferirsi a Trieste e da lì a Malta. Certo di un salvacondotto di Maria Carolina, nel 1811 rientrò in Sicilia, ma a Messina fu arrestato e trattenuto nel castello di Termini per quasi tre anni a causa dell’antico debito. Nel 1814 il Gioeni potè rientrare libero a Catania, dove morì, all’età di 75 anni, il 6 dicembre 1822. Una ricca corrispondenza epistolare è raccolta in un unico corpus, le Lettere autografe di alcuni uomini illustri nella storia naturale dirette al cav. Giuseppe Gioeni (Catania, Biblioteca regionale, Arm. I, ms. Vant. 61) che contiene più di duecento lettere dal 1780 al 1804. Corrispondenti illustri quelli del Gioeni, uomini di pubblico rilievo italiani ed europei, tra cui Alexander von Humboldt, René-Just Hauy, S. Landolina, Tommaso Gargallo, Melchiorre Delfico, C. Minervini. Un esiguo gruppo di lettere fu raccolto in volume: Alcune lettere d’uomini illustri nella storia naturale dirette al cav. Giuseppe Gioeni pubblicate dal suo fratello ab. Salvatore Gioeni. Aggiuntavi la descrizione data dall’ab. Spallanzani del Gabinetto di storia naturale siciliana in casa del medesimo cavaliere, Catania 1815 (BCP, LIII. G. 59, n. 2). Comprende le lettere di Hamilton, parte delle lettere di Dolomieu e un gruppo di lettere scritte da Fleuriau De Bellevue, Lazzaro Spallanzani, Alessandro Volta, Christian Gottlob Heyne, Jean Henry Bartles, Aurelio Bertòla, Melchiorre Cesarotti, Carlo Amoretti, Matteo Borza, Alessandro Fortis, Ewald Friedrich von Hertzberg. Nel 1824 fu fondata a Catania l’Accademia Gioenia di scienze naturali; ebbe una vita lunga e prestigiosa ed è a tutt’oggi attiva; tra i suoi fondatori Giuseppe Alessi, F. Cosentino, A. Di Giacomo, C. Maravigna, Carlo e Mario Gemmellaro, D. Orsini, R. e Salvatore Scuderi, ed altri.

Opere consultate


Alessi Giuseppe
Elogio del cav. Giuseppe Gioeni dei duchi d’Angiò, professore di storia naturale nella r. Università degli Studi di Catania”, Palermo 1824, collocazione CXXXVI. D. 20, n. 6.-

Bozzo Giuseppe
Le lodi dei più siciliani illustri trapassati nei primi quarantacinque anni del sec. XIX”, vol. II, Palermo 1852, pp. 101-143, collocazione XI. F. 50.-

Buccieri Giuseppina
Giuseppe Gioeni” in “Dizionario biografico degli italiani”, vol. 55, Roma 1963, pp. 115-118, collocazione XLI. D. 104, n° 55.-

De Tipaldo Emilio
Biografia degli italiani illustri”, II, Venezia 1835, pp. 300-304, collocazione XIV. C. 66-75.-

Dizionario dei siciliani illustri”, Palermo 1939, p. 249, collocazione XI. F. 248.-

Percolla Vincenzo
Biografie degli uomini illustri catanesi del secolo XVIII”, Catania 1842, pp. 63-84, collocazione XLVI. E. 444.-

Policastro Santo
Grandi ed illustri siciliani del passato”, Catania 1968, pp. 182-183, collocazione XLVI. C. 312 .-

Rusco Achille
Giuseppe Gioeni” in “Enciclopedia Treccani”, vol. XVII, p. 160.-

Scinà Domenico
Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo”, Palermo, 1824-27, a cura di V. Titone, voll. 3, collocazione XLVI. F. 301 n. 7, I-III.-

 

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto