Carì, Francesco
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Carì, Francesco

Nato il 17-11-1726 a Palermo
Morto il 22-07-1798 a Palermo

Biografia

Poeta, oratore. Nacque a Palermo il 17 novembre 1726. Fu avviato agli studi e alla carriera ecclesiastica: conseguì, infatti, la laurea in teologia e fu ordinato sacerdote. Ben presto si affermò negli ambienti intellettuali palermitani come studioso di scienze ecclesiastiche e soprattutto di diritto naturale, e fin dal 1759 il suo nome figurò fra quelli dei collaboratori agli Opuscoli di autori siciliani. Dopo avere per lunghi anni insegnato privatamente diritto naturale, civile ed ecclesiastico, nel 1767 ottenne, a seguito dell’espulsione dei gesuiti, una cattedra nelle scuole superiori pubbliche, istituite a Palermo dal governo in sostituzione del collegio Massimo. La giunta di educazione - presieduta dal viceré marchese Giovanni Fogliani e composta, fra gli altri, da mons. Serafino Filangieri, arcivescovo di Palermo e da mons. Francesco Testa, arcivescovo di Monreale - gli affidò, pertanto, l’insegnamento di teologia dommatica. Nella teologia del Carì taluni influssi illuministici appaiono attenuati dalla fede religiosa, sempre più chiaramente orientata verso una spiritualità di tipo giansenistico. Con il primo scritto da lui pubblicato, il Discorso sul buon uso della ragione fatto da s. Tommaso d’Aquino a benefizio della teologia, egli affermò con chiarezza, nella disputa sui rapporti tra fede e ragione, la propria posizione antiscolastica, pur rimanendo aderente all’insegnamento di s. Tommaso.
Più tardi, partecipando ad una polemica locale, dimostrò di accostarsi alle posizioni dei giansenisti difendendone le dottrine rigoristiche contro gli attacchi dei gesuiti: è infatti del 1766 un suo opuscolo pubblicato anonimo (Lettera del doge della repubblica degli Apisti al reverendo Solipso p. Giuseppe Gravina della Compagnia di Gesù), nel quale attacca con dura ironia gli scritti di alcuni gesuiti siciliani contro i quali anche un giansenista locale, Giovanni Evangelista Di Blasi, aveva preso posizione.
Questo processo di avvicinamento del Carì alla spiritualità giansenistica appare già in un gruppetto di dissertazioni teologiche lasciate dall’autore per diversi anni inedite e pubblicate nel 1776 a cura di un suo allievo (Opere, raccolte da Innocenzo Venturelli, Palermo 1776), nelle quali l’atteggiamento antiscolastico si arricchisce del richiamo ai principi cari ai teologi ed agli eruditi di ispirazione giansenizzante (attaccamento alla Sacra Scrittura come alla sola fonte autentica della dottrina ecclesiastica, disprezzo per i teologi filosofanti, appello ad un ritorno alla semplicità ed alla purezza delle origini).
Le idee professate al riguardo dal Carì sono esposte in due corsi di teologia dommatica, tenuti rispettivamente nel 1771 e nel 1784, e rimasti manoscritti (Palermo, Biblioteca comunale, 4. Qq. B. 31: Theologiae dogmaticae facultatis panormitanae professoris, Institutiones dogmaticae. Panormi, MDCCLXXI). Egli limitava il primato pontificio, sia in campo disciplinare sia in materia di fede, in favore dei poteri dell’episcopato, e non riconosceva il principio della superiorità del papa sul concilio, ignoto invece alla Chiesa primitiva; riconosceva, invece, al sovrano notevoli poteri in materia ecclesiastica, specialmente per quanto concerneva la convocazione e la disciplina dei concili, che affermava spettare al principe.
Apprezzato dai contemporanei per il vigore e la nobiltà della sua eloquenza, il Carì pubblicò anche diverse orazioni recitate in occasione di sacre ordinazioni, di cerimonie accademiche e di funerali (Discorso sacro per la prima messa di un sacerdote novello, in Giornale ecclesiastico [Palermo], I [1772]; Orazione per mons. F.F. Sanseverino recitata nella Accademia del Buon Gusto, Palermo 1776; Orazione funebre pel principe di Carini, 1778), rivelando talvolta una singolare e spontanea vena satirica (Orazione funebre in lode di Giammaria Bassanelli bolognese, famosissimo ostiere in Palermo, composta dall’amico della umanità l’A.F. C.L. di T., 1787). Un’altra opera del Carì è La Cagliostreide, un poema eroicomico, che si trova manoscritta nella Biblioteca comunale di Palermo, collocazione 4 Qq B 15.
Iscritto fin dal 1744 all’Accademia del Buon Gusto di Palermo, dopo la cattedra ottenne una badia e conservò l’insegnamento sino alla morte, avvenuta a Palermo il 22 luglio 1798.

Opere consultate


Condorelli Mario
Francesco Carì ” in “Dizionario biografico degli italiani”, Treccani, vol. 20, Roma 1977, pp. 88-89, collocazione XLI. D. 104, n. 20.-

Gianfalà Nicolò
In funere Francisci Carì carmen pharmaceutricum”, Panormi 1798, collocazione X. B. 27, n. 6.-

Mira Giuseppe Maria
Bibliografia siciliana”, vol. I, Palermo 1875, p. 178, collocazione XLVI. D. 1056, I a.-

Opere dell’abate Francesco Carì… raccolte e date alla luce dall’avvocato Innocenzo Venturelli, Palermo 1776, collocazione E.Amari. E. 12.-

Scinà Domenico
Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo”, Palermo 1824-27, collocazione XLVI. F. 301 n. 7, I-III.-

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto