Borelli, Giovanni Alfonso
Immagine opera

Borelli, Giovanni Alfonso

Vissuto nel 1613 - 1679
Nato a Messina
Morto a Roma

Biografia

Matematico, fisico, astronomo, biologo e naturalista. Su data e luogo di nascita del Borelli ci sono tesi contrapposte. Infatti, se per la maggior parte degli studiosi egli nacque a Napoli il 28 gennaio 1608, per altri, e tra questi, lo studioso Antonino Scorsone, il Borelli nacque a Messina nel 1613. Sulla primissima infanzia non sono pervenute notizie, di certo si sa che seguì giovanetto il padre a Roma, ove fu allievo di Benedetto Castelli. Negli studi con il Castelli il Borelli dovette fornire prove brillanti delle sue capacità, data l’ammirazione del maestro per il discepolo. I programmi dei corsi del Castelli, riportati nei Rotoli della Sapienza, mostrano che egli commentava ogni anno gli Elementi di Euclide, e raramente i Conici di Apollonio di Perge. Agli anni romani risale probabilmente la conoscenza del Borelli con altri allievi del Castelli, come Evangelista Torricelli, M. A. Ricci e Famiano Michelini, coi quali sarà in contatto negli anni successivi. In breve egli si conquistò stima di studioso acuto e preparato, stabilendo vaste relazioni in tutta l’isola. Divenne anche membro dell’Accademia messinese della Fucina, ad orientamento misto scientifico-letterario, con venature politiche antispagnole, ma anche portatrice di istanze particolaristiche contrarie alle città siciliane rivali di Messina. In campo matematico la sua opera venne ad innestarsi su quella del messinese Maurolico, vissuto nel secolo precedente. Il Borelli ne raccolse i manoscritti, proponendosi di pubblicarli, ma si accinse all’opera solo molti anni dopo, ed in modo incompleto (alcuni mss. mauroliciani appartenuti al Borelli sono alla Biblioteca Nazionale di Roma, fondo S. Pantaleo). In questi anni il Borelli divenne amico e frequentatore della famiglia dei Rao Requesens, una delle più importanti dell’isola; ad uno dei membri di questa, Simone, poeta dialettale di vaglia e vescovo di Patti, il Borelli fu strettamente legato. L’attività propriamente didattica e scientifica del Borelli in questi anni non ci è nota, ma dovette essere intensa e fertile, se il Senato di Messina, in segno di particolare apprezzamento, lo fece membro della nobiltà cittadina e lo inviò in viaggio per circa un anno, tra il 1641 ed il 1642, in tutti i centri politici e culturali dell’Italia. Scopo ufficiale del viaggio era quello di reclutare docenti per l’università messinese, ma probabilmente esisteva anche quello ufficioso di mostrare la disponibilità del Senato per accordi di natura politica o economica. Nel corso del viaggio il Borelli si recò a Venezia, dove soggiornò per almeno due mesi, a Roma, Napoli, Firenze e Genova, cogliendo l’occasione per esporre ai matematici della penisola le idee fondamentali di quella che sarà la sua revisione di Euclide, pubblicata nel 1658 col titolo Euclides restitutus. Sostenitore del metodo scientifico sperimentale di Galileo Galilei, si distinse per la sua abilità sperimentale. Non sappiamo se il Borelli fu a Firenze in tempo per visitare Galileo, morto nel gennaio del 1642, ma è chiaro che gli studi scientifici dello scienziato esercitarono una influenza notevole su di lui. Appare, infatti, decisamente galileiana, per taglio polemico e bagaglio concettuale, la prima opera scritta dal Borelli, pubblicata dopo il ritorno a Messina. L’opera, il Discorso contro Pietro Emanuele, fu originata da una tipica disputa tra intellettuali dell’epoca. Nel biennio 1646-48 la Sicilia fu investita da un’epidemia di febbri tifoidee che provocarono un’elevata mortalità. Il Senato di Messina e la Fucina decisero di consultare degli esperti perché individuassero le caratteristiche del morbo ed un metodo di cura; tra gli altri, fu consultato anche il Borelli e la relazione da lui presentata, in cui chiarì alcuni aspetti del meccanismo del contagio, parve così approfondita e originale da meritare la stampa. L’opera, col titolo Delle cagioni de le febbri maligne, fu stampata a Cosenza nel 1649. Dopo la pubblicazione del trattato Delle Cagioni, il Borelli dovette dedicarsi alla sistemazione delle idee matematiche che già aveva esposte durante il viaggio nella penisola. Predispose un compendio dei quattro libri superstiti dei Conici di Apollonio, che pubblicò molti anni dopo, ed aveva già abbozzato la sua revisione degli Elementi di Euclide quando gli giunse l’offerta della cattedra di matematica all’università di Pisa, prima tenuta dal padre scolopio Famiano Michelini. Accettata l’offerta e recatosi a Pisa nel febbraio 1656, egli iniziò fin dai primi giorni, accanto all’insegnamento, studi e ricerche su vari argomenti, con una capacità di lavoro e di impegno notevoli. Anzitutto propose ai Medici di curare la traduzione di un codice arabo in loro possesso, contenente gli ultimi quattro libri dei Conici, fin allora ritenuti smarriti. Si dette poi ad assidue ricerche anatomo-fisiologiche, con l’ausilio del suo alunno Lorenzo Bellini, degli anatomisti inglesi Finch e Baines, e soprattutto del Malpighi. Durante queste ricerche il Borelli ebbe modo di approfondire l’aspetto anatomico dei vari organi, ma soprattutto la loro fisiologia. Nel biennio 1656-57 egli lavorò alla stesura del compendio euclideo, che pubblicò nel 1658. L’Euclides restitutus voleva essere al contempo un compendio e un chiarimento del testo degli Elementi. Esso compendia in nove libri e 230 proposizioni quanto Euclide aveva trattato in 15 libri e 473 proposizioni, e ciò grazie al carattere notevolmente più generale e rigoroso della trattazione. L’opera ebbe un notevole successo, e convinse i Medici dell’opportunità di affidare al Borelli il testo arabo dei Conici da lui richiesto. La traduzione fu effettuata a Roma nell’estate del 1658, in collaborazione col frate maronita Abramo Ecchellense, docente di lingue orientali alla Sapienza. Questi traduceva letteralmente il testo, mentre il Borelli dimostrava per suo conto tutti i teoremi, quasi ricreando l’intera materia. Il lavoro fu estremamente arduo, anche perché il codice abbondava di omissioni, abbreviazioni ed errori, ma nel settembre era già compiuto, con l’aggiunta ai Conici del Liber assumptorum di Archimede, contenuto nello stesso codice. La versione dei Conici fu stampata solo nel 1661 per via delle ostilità e dei conflitti che si erano venuti a creare tra il Borelli e Vincenzo Viviani, matematico della corte medicea, il quale stava lavorando da anni ad una ricostruzione dei libri smarriti dei Conici e temeva che la pubblicazione della traduzione borelliana potesse sminuire il proprio lavoro.
Ma il contribulto forse più importante dato dal Borelli negli anni pisani è quello nel settore dell’astronomia. Il Borelli ebbe modo di esprimere le proprie convinzioni copernicane e galileane; ma lui va oltre Galileo nell’accettazione delle leggi di Keplero che in lui è incondizionata. Nel 1662 egli compì importanti osservazioni su Venere. Nel 1664 la comparsa di una cometa gli fornì l’occasione per una delle sue teorie più nuove e valide. Seguendone il moto, il Borelli giunse alla conclusione che il moto del corpo nella volta celeste non è rettilineo, ma segue «una curva tanto simile ad una parabola, ch’è cosa da stupire ». Nella loro forma definitiva, esposta nella Lettera del movimento della cometa, le idee del Borelli inizieranno la teoria moderna di questi corpi, attribuendo loro una testa solida ed un’orbita solare ellittica. La Lettera è sicuramente borelliana, anche se apparve con il nome di Pier Maria Mutoli. Nell’opera, Theoricae mediceorum planetarum, pubblicata a Firenze nel 1666, cercò di spiegare per mezzo dell’attrazione il moto dei satelliti di Giove. Nel 1667 il Borelli si congedò dai Medici e tornò a Messina. Nello stesso 1667 faceva stampare a Bologna il De vi percussionis, che raccoglieva, ampliandole, le ricerche effettuate nel Cimento sull’energia cinetica, la resistenza dei materiali agli urti e la loro struttura interna. Altra importante opera del Borelli è il De motionibus naturalibus a gravitate pendentibus, dedicata al segretario degli Investiganti, Andrea Conclubet, marchese di Arena. Il De motionibus non presenta niente di sostanzialmente nuovo rispetto a Galileo e ai Saggi del Cimento, ma vale insieme al De vi percussionis come premessa fisica alle dimostrazioni fisiologiche del De motu; ha comunque un certo interesse la parte relativa al barometro e allo studio della pressione atmosferica ed allo studio di fenomeni di capillarità. Nel 1669 si verificò un’imponente eruzione dell’Etna, e sia il Cimento sia la Royal Society di Londra chiesero al Borelli un resoconto del fenomeno; tale rapporto, dilatatosi fino a diventare un libro, si può definire, col Del Gaizo, la prima opera della vulcanologia moderna. La Historia et metereologia incendii Aetnei inizia con una descrizione delle fasi dell’eruzione, alla quale segue un’accurata stima dell’entità volumetrica dei materiali espulsi dal vulcano. Il Borelli pone poi alcuni dei temi fondamentali della vulcanologia moderna, come l’analisi della morfologia e delle fasi altimetriche dei vulcani, del meccanismo delle eruzioni, della genesi e natura dei prodotti vulcanici, nonché della loro composizione e struttura. La Historia ebbe notevole diffusione, e nel 1671 ne fu dato sunto nelle Philosophical Transactions e nel Giornale de’ Letterati di Roma. Attorno al 1670 tra il Senato messinese e il governatore spagnolo della Sicilia cominciò a crearsi un dissidio, destinato a sfociare in ribellione aperta. Le cause di tale dissidio sembrano siano connesse con le lotte dei partiti e le rivendicazioni sociali entro la città. Il Borelli, amico del Ruffo, uno dei maggiori rivoltosi, membro della Fucina, tradizionalmente antispagnola, e protetto del Senato, divenne sospetto di essere il principale esponente della cospirazione. Nel 1672 un bando del governatore don Luis dell’Oyo Maeda esiliò il Borelli ed altri dall’isola, prevedendo la pena di morte in caso di loro ritorno, ed ordinò la confisca dei loro beni. Il Borelli si trasferì temporaneamente in Calabria, e poi definitivamente a Roma. Qui giunto, ritrovò vecchi amici, come il Ricci, il Porzio e l’Oliva, prese parte attiva alle discussioni del gruppo che si riuniva attorno al Giornale de’ Letterati e divenne membro dell’accademia formata dalla regina Cristina di Svezia. Su richiesta di questa, forse per le difficoltà finanziarie in cui si trovava dopo la confisca dei suoi beni in Sicilia, e che solo l’aiuto di Cristina poteva alleviare, giunse a scrivere un elogio di quell’astrologia che nel “Delle cagioni” aveva deriso in modo tanto aspro. Di questi anni è anche un Discorso sopra la laguna di Venezia, fatto pervenire al Senato veneto, e suggerente i modi per impedire l’interramento della laguna. Le condizioni finanziarie sempre più precarie lo costrinsero nel settembre 1677 ad accettare l’ospitalità offertagli dai padri scolopi nella loro casa generalizia, annessa alla chiesa romana di S. Pantaleo; qui visse dando lezioni di matematica ad alcuni novizi dell’Ordine, e completò il compendio dei Conici impostato già nei primi anni messinesi, pubblicandolo con l’aiuto finanziario di un suo ammiratore, Ottavio Falconieri. Ma l’opera più importante del Borelli è il De moto animalium (1680-81), in cui l’insieme degli apparati muscolare e scheletrico viene considerato un sistema meccanico, descritto e analizzato per mezzo di strumenti matematici. Egli ebbe in mente sin dall’inizio come punto focale del suo lavoro il tema de motu animalium, inteso non più, come in precedenza, quale indagine sul moto degli animali rispetto all’ambiente esterno, ma come esame di tutti i moti organici, esterni ed interni, macroscopici e microscopici; in breve, un’intera fisiologia matematizzante basata sugli assiomi del carattere corpuscolare della materia e della coincidenza di vita e moto. Il libro tratta nella prima parte dei moti esterni, quelli dell’animale come un tutto rispetto all’ambiente, e nella seconda dei moti interni all’organismo, vale a dire la totalità dei processi organici. Fa una brillante analisi della struttura scheletrica come sistema di leve, del moto nei vari mezzi ambientali (corsa, nuoto, volo), dei meccanismi della contrazione muscolare. Trattando del volo egli dà anche la prima rigorosa dimostrazione dell’impossibilità del volo muscolare umano, ed analizzando la forma ed i movimenti dei pesci delinea uno dei primi progetti di battello sottomarino. Il Borelli considera, inoltre, il sistema nervoso come un reticolo di canali tubiformi contenenti un fluido inerte, le cui ondulazioni trasmettono gli stimoli in senso centrifugo e centripeto. Oggetto di attenta analisi sono anche tutti gli altri sistemi circolatori, quali quello linfatico, venoso, arterioso, ed il sistema ghiandolare; così pure hanno notevole importanza storica la considerazione del cuore come pompa muscolare, il calcolo dell’energia e del lavoro di quest’organo, l’analisi della meccanica della respirazione e le considerazioni sulla digestione. Quando il manoscritto fu ultimato, la regina Cristina garantì i fondi per la stampa. Il Borelli aveva già corretto le bozze della prima parte quando si ammalò di polmonite e ne morì il 31 dicembre 1679; fu sepolto in S. Pantaleo. Gli scolopi, nelle persone del capo dell’Ordine, p. Carlo di Gesù, e degli allievi in matematica del Borelli lavorarono con dedizione ad ultimare la stampa dell’opera. Probabilmente l’appoggio dell’Ordine agevolò la concessione al De motu dell’imprimatur, che altrimenti non sarebbe stata agevole, dato il carattere palesemente galileiano e materialistico dei suoi presupposti. Il libro uscì nel biennio 1680-81, e fu subito diffuso in tutta Europa; in seguito venne ristampato più volte, come le altre principali opere borelliane.
Opere: “Discorso nel quale si manifestano la falsità e gli errori contenuti nella difesa del problema geometrico risoluto dal R. Pietro Emanuele”, Messina 1646; “Delle cagioni delle febri maligne della Sicilia negli anni 1647 e 1648”, Cosenza 1649; “Euclides restiitutus, sive prisca geometriae elementa, brevius et facilius contexta in quibus praecipue proportionum theoriae, novo firmiore methodo promovuntur, Pisis 1658; “Apolloni Pergaei conicorum libri V, VI et VII paraphraste Abalphato Asphahanensi nunc primum editi. Additus in calce Archimedis assumptorum liber...”, Florentiae 1661; P. M. Mutoli: “Lettera del movimento della cometa apparsa il mese di dicembre del 1664 in Pisa“, Pisa 1665; “Theoricae Mediceorum planetarum ex causis phisicis deductae“, Florentiae 1666; “De vi percussionis liber“, Bononiae 1667; “Risposta alle considerazioni fatte sopra alcuni luoghi del suo libro della forza della percossa dal Padre Stefano degli Angeli“, Messina 1668; “Osservazioni intorno alla virtù ineguale degli occhi”, in Giornale de’ Letterati, (Roma), 1669, p. 11; “De motionibus naturalibus a gravitate pendentibus liber“, Regio Julio 1670 e 1672 (ristampato in: Tractatus duplex de vi percussionis et de motionibus naturalibus a gravitate pendentibus.. Editio prima Belgica... .“, Lugduni Batavorum 1686); “Metereologia Aetnea, seu historia et metereologia incendii Aetnei anni 1669. Accessit responsio ad censuras R. P. Honorati Fabri contra suum librum de vi percussionis“, Regio Julio 1670; “Osservazione dell’eclisse lunare fatta in Roma in compagnia del sig. Francesco Serra la sera degli 11 gennaro 1675“, in Giornale de’ Letterati“, (Roma), 1675, p. 34; “Elementa conica Apollonii Pergaei et Archimedis. Opera nova et breviori methodo demonstrata“, Romae 1679; “De motu animalium pars prima“, Romae 1680; “Pars altera“, Romae 1681 (altre edizioni: Lugduni Batavorum 1685; in J. Jacob Mangetus, Bibliotheca anatomica, Genevae 1699, I, pp. 816-1044; II, pp. 892-1098); il “Discorso sopra la laguna di Venezia“ e la “Relaz. sopra lo stagno di Pisa, in Racc. di autori che trattano del moto delle acque“, Firenze 1723, I, pp. 273-317.

Opere consultate


Baldini Ugo
Borrelli Giovanni Alfonso” in “Dizionario biografico degli italiani”, Treccani, vol. 12, Roma 1970, pp. 543-551, collocazione XLI. D. 104, n° 12.-

Di Giovanni Vincenzo
Storia della filosofia in Sicilia dai tempi antichi al sec. XIX, I, Palermo 1873, pp. 244 ss., collocazione XI. B. 54-55.-

Dizionario dei Siciliani illustri”, Palermo 1939, collocazione XI. F. 248.-

Favaro Giuseppe
Borrelli Giovanni Alfonso” in “Enciclopedia Treccani”, vol. VII, p. 467.-

Mira Giuseppe Maria
Bibliografia siciliana”, vol. I, Palermo 1875, p. 122, collocazione XLVI. D. 1056, I a.- .

Policastro Santo
Grandi ed illustri siciliani del passato”, Catania 1968, p. 71, collocazione XLVI. C. 312 .-

Scorsone Antonio
Scienziati siciliani dell’evo moderno”, pp. 239-334, Palermo-Roma 1987, collocazione XLI. E. 90.-

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto