Arena, Filippo
Immagine opera

Arena, Filippo

Vissuto nel 1708 - 1789
Nato a Piazza Armerina
Morto a Roma

Biografia

Gesuita, naturalista, fisico, matematico. Nacque a Piazza Armerina (Enna) il 1° maggio 1708. Abbracciò lo stato ecclesiastico, entrando nella Compagnia di Gesù il 14 novembre 1723. Durante il corso degli studi, si distinse per l’acuto ingegno e la vastità della preparazione nelle discipline letterarie e soprattutto nelle scientifiche, nella quali era particolarmente versato. Insegnò filosofia e matematica in diversi collegi della Compagnia, a Viterbo, Malta e finalmente a Palermo, dove si fermò per molti anni. Dopo l’espulsione dei gesuiti dalla Sicilia, avvenuta nel 1767, si trasferì a Roma, dove morì nel 1789. Dotato di profondo spirito di osservazione, l’Arena, fisico e matematico di non trascurabile valore, sebbene non sia stato un naturalista di professione, ma soltanto un amatore di piante da fiori, va considerato come uno dei precursori della moderna biologia. Pubblicò vari scritti di fisica, matematica e astronomia e un’opera di botanica, La natura e coltura dei fiori (2 volumi di testo e uno di tavole. Palermo 1767-68), a cui è soprattutto legato il suo nome. Sebbene l’opera sia piena di molti errori tipici del tempo e di qualche incongruenza, in essa, e precisamente nella prima e seconda parte del primo volume, sono definitivamente dimostrate, ed in modo del tutto originale, la sessualità delle piante fanerogame, già intravista dal Camerarius, e la necessità, ad essa connessa, dell’impollinazione per la formazione del seme; acquisizioni, queste, allora fermamente contrastate e discusse anche da autorevoli studiosi come il Pontedera, professore di botanica nell’Università di Padova, il quale (1720) aveva fatto ricerche sulle diverse parti del fiore in molte piante, ma non voleva riconoscere agli stami e al pistillo la loro vera funzione, che è appunto quella riproduttiva. A sostegno della sua tesi, che per ottenere i semi dal pistillo è necessario il polline che deve venire a contatto con gli stimmi di quello, 1’Arena riferisce un grande numero di osservazioni e di esperienze proprie, fatte con spirito biologico ammirevole. Egli studia la struttura di un granello di polline con l’aiuto di un microscopio di sua costruzione, e ne deduce l’importanza funzionale nella fecondazione. Dimostra la necessità e l’efficacia del polline nella fecondazione. Ma il merito scientifico più alto del naturalista siciliano consiste nell’avere egli scoperto per primo un fenomeno di grande importanza biologica e di valore generale, la fecondazione incrociata dei fiori tramite gli insetti, precedendo di almeno 26 anni Corrado Sprengel, al quale ingiustamente sono attribuite la paternità e la priorità della scoperta. I vettori del polline, gli agenti cioè del trasporto del seme fecondante da un fiore all’altro, sono per l’Arena gli insetti, che rappresentano, pertanto, il «vero, proprio ed universal mezzo » di impollinazione. Del secondo volume le parti I, III e IV contengono istruzioni di giardinaggio generale e norme particolari sulla coltivazione delle principali piante da fiore; nella seconda parte l’Arena tenta anche la soluzione di numerosi problemi, che poi soltanto la moderna genetica affronterà risolvendoli brillantemente. Si occupa, infatti, di quel particolare processo biologico, detto ibridismo, che consente di avviare la produzione di nuove varietà di piante da fiore e da frutto mediante il trasporto del polline da una varietà all’altra. E degli ibridi vegetali, appunto, egli si occupa nel 1761, ottenendoli contemporaneamente a J. G. Kolreuter, anche se in maniera indipendente. Tratta, anche, della conservazione della purezza delle razze e dell’inquinamento di esse per effetto del « vicinismo», delle variazioni lente e brusche (mutazioni genetiche, diremmo oggi con terminologia moderna), della produzione dei fiori doppi e semi-doppi, che egli chiama mostri; si occupa della cosiddetta degenerazione che si nota in alcune razze di piante coltivate (broccoli, cavoli, ecc.) e che spiega, giustamente, con l’impollinazione incrociata; anche in questo campo 1’Arena esagera, perché crede che tutte le variazioni siano dovute all’ibridismo. Uno dei concetti più interessanti esposti qui dall’Arena è che il polline di altro fiore della stessa specie abbia l’effetto di far meglio granire la semente del fiore su cui si porta e che da questa semente si abbiano piante più rigogliose: questo è il concetto che Charles Darwin chiarirà ed illustrerà brillantemente un secolo più tardi. Studiando l’ibridismo ed osservando la comparsa nella prole ibrida di particolarità non possedute dai genitori, intravede i fondamentali concetti di recessività e di segregazione o indipendenza dei caratteri ereditari, senza pervenire alla chiara formulazione di una teoria in proposito, così come fece poi Gregorio Mendel. Le 65 tavole, che costituiscono il III volume dell’opera, furono dall’Arena stesso incise in rame, e le figure, com’egli stesso dichiara, sono tolte dall’opera di J. W. Weinmann (Phytanthozaiconographia, Ratisbona 1737-45, voll. 4, in folio), poche essendo quelle originali. Il lavoro dell’Arena non esercitò alcuna influenza sullo sviluppo della biologia vegetale, perché passò inosservato; nella Sicilia stessa non ebbe molta fortuna, infatti è nominato solo da Domenico Scinà (Prospetto della storia letter. di Sicilia nel sec. decimottavo, Palermo 1824-27, p. 244), il quale loda solo la parte che si riferisce alla dimostrazione della sessualità delle piante ed al processo biologico dell’impollinazione tramite gli insetti e disprezza tutto il resto. Soltanto nel 1897 il botanico tedesco H. Solms-Laubach lo rese noto al mondo scientifico, pubblicandone una recensione, nella quale rileva le notevoli e originali ricerche dell’Arena. A migliorarne la conoscenza hanno contribuito, in tempi più recenti, anche Domenico Lanza e Giuseppe Lusina, oltre a pochi altri studiosi, motivo per cui l’opera del naturalista siciliano comincia ad essere concretamente rivalutata. La complessa personalità dell’Arena non si esaurisce esclusivamente nelle indagini biologiche, ma si esplica anche nelle scienze matematiche e fisiche, con gli studi condotti su vari ed interessanti argomenti. Uno di questi concerne il problema della uniformazione delle misure. Altri argomenti affrontati dall’Arena riguardano la geodesia e l’ottica, discipline per le quali costruì strumenti particolarmente utili. Si occupò anche di longimetria ed altimetria.

Opere:
Opticarum quaestionum dissertationes, Panormi 1754; Dissertatio geographica de dimensione et figura telluris…, Panormi 1757; Selecta problemata ex prima geometriae practicae parte, quae est longimetria, et altimetria, Palermo 1757; Physicae quaestiones praecipuae novis experimentis, et observationibus resolutae, Roma 1777; La Natura, e Coltura de’ fiori fisicamente esposta in due Trattati con nuove ragioni, osservazioni e esperienze. A vantaggio de’ Fioristi, de’ Fisici, de’ Botanici, ed Agricoltori, per il P. Filippo Arena Piazzese della Compagnia di Gesù, Professor di Matematica nell’Imperial Collegio di Palermo, voll. 3, in 4°, Palermo, 1768.

Opere consultate


Lanza Domenico
Arena Filippo” in “Enciclopedia Treccani”, vol. IV, pp. 150-51.-

Lusina Giuseppe
Arena Filippo” sta in “Dizionario biografico degli italiani”, Treccani, Roma 1962, vol. 4, pp. 79-81, collocazione XLI. D. 104, n° 4.-

Mira Giuseppe Maria
Bibliografia siciliana”, vol. I, Palermo 1875, p. 52, collocazione XLVI. D. 1056, I a.-

Scinà Domenico
Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo XVIII”, vol. II, pp. 19-20, Palermo 1824-27, collocazione XLVI. F. 301, n. 7, I, II, III.-

Scorsone Antonio
Scienziati siciliani dell’evo moderno”, Palermo-Roma 1987, pp. 453-466, collocazione XLI. E. 90.-

Scheda biografica curata dalla dott.ssa Concetta Di Benedetto