Gestione e redazione del testo a cura della biblioteca Pedro Arrupe


In questo volume sono raccolti sei saggi che analizzano in modo unitario il progetto di «organicità parlamentare» perseguito da Sturzo nella tormentata situazione del primo dopoguerra. Egli, muovendo da una lunga riflessione sulle vicende della storia nazionale, era convinto che il sistema parlamentare dovesse essere modificato nei suoi caratteri genetici e funzionali per consentire alla società di esprimersi a livello direttivo in vista di una globale riforma dello Stato liberale. Di qui il suo impegno verso un'ipotesi di sviluppo politico e istituzionale svincolata dalla equivoca alternativa tra l'accettazione passiva delle condizioni vigenti e l'uscita dal modello di sviluppo capitalistico; a suo avviso, una reale modernizzazione del paese poteva essere attuata dalla coincidenza di uno sforzo culturale e organizzativo dei partiti e dei sindacati con un rinnovamento del Parlamento. Sturzo si espresse per la conservazione del sistema bicamerale, ma richiese in modo deciso, da una parte, l'applicazione del metodo proporzionale, nella sua versione «pura», per la scelta dei deputati, e dall'altra, il mutamento in senso elettivo del Senato regio. Il disegno era quello di rigenerare la rappresentanza politica nazionale attraverso la mediazione dei partiti e la partecipazione a livello legislativo di tutti gli interessi stabili e diffusi.
Tale prospettiva superava la tradizione corporativa cattolica; per questo provocò all'interno del PPi significative adesioni, come quelle di G. Donati e di F.L. Ferrari, ma anche divergenze e conflitti. Inoltre, il modello costituzionale sturziano non si esaurì con la fine del regime liberale e con l'avvento del fascismo, ma rimase punto di riferimento per i cattolici democratici.